Voglio condividere questa infografica che ho recentemente trovato, la quale presenta alcuni punti interessanti, su quali problemi l’editoria stia affrontando a livello globale che nazionale.
Voglio condividere questa infografica che ho recentemente trovato, la quale presenta alcuni punti interessanti, su quali problemi l’editoria stia affrontando a livello globale che nazionale.
Quando un nuovo prodotto viene lanciato, questo viene inserito in una strategia mirata a raggiungere un determinato target, agendo all’interno di specifici mercati di riferimento. Questa viene realizzata pensando agli usi ed alle esperienze che gli utenti potrebbero avere, utilizzando quel prodotto/servizio ed in che modo potrebbero esprimersi.
Spesso però queste strategie devono essere rivalutate e riorganizzate, in quanto alcune volte gli utenti trovano degli usi alternativi per il prodotto, dando la possibilità all’azienda la possibilità di espandersi in mercati diversi (precedentemente nemmeno considerati). Questa riflessione però si può applicare solamente in parte, se consideriamo quello che Microsoft è riuscita a realizzare con KINECT.
Microsoft quando ha rilasciato KINECT, l’ha lanciata abbinandola (concettualmente e tecnologicamente) alla sua consolle XBox, principalmente per per competere con Nintendo (Wii) e Sony (PS3), cercando di diffondere il concetto “il controller non è più necessario”. Dopo aver investito molto (in marketing e pubblicità) su questa tecnologia così da inserirla nella società, Microsoft ha annunciato il rilascio di un SDK per Kinect, così da dare la possibilità a sviluppatori ed imprenditori di sviluppare applicazioni fuori da XBox, e permettere l’utilizzo della loro tecnologia nel mondo reale.
Microsoft con un semplice video ha fatto capire agli utenti, quali possano essere le applicazioni del suo controller e quali i suoi usi alternativi. Così facendo sono riusciti ad inserire un’idea della mente degli utenti, che hanno cominciato a pensare a nuove possibilità di utilizzo di questa tecnologia nei loro campi, aiutando inconsciamente KINECT ad entrare in nuovi mercati.
Pensando al futuro, si potrebbe pensare che tastiera e mouse possano diventare obsoleti, dove potrebbero ottenere un monopolio virtuale, dove potrebbero concedere la licenza ad altre compagnie, per creare periferiche simili e compatibili. Pensando al presente: “l’utente non sa, finché non capisce“.
Sony per la sua console, ha realizzato una campagna pubblicitaria, a mio avviso ben riuscita. Questo video riesce in due minuti a comunicare tutto quello che un giocatore può vivere con la console. Solitamente le console utilizzano i giochi disponibili (spesso in esclusiva), come incentivo all’acquisto, mentre altre volte tendono a comunicare semplici variazioni di prezzo od upgrade di hardware.
Questa pubblicità, differentemente da altre, punta su un punto di vista mai sfruttato prima, quello del personaggio interpretato. Solitamente un giocatore (come me) mentre gioca si impersona nel personaggio e si cala attivamente nel contesto in cui l’avventura è ambientata. Qui invece si ha la percezione che siano i personaggi a ringraziare il giocatore della sua guida e comando, generando al giocatore un senso di gratificazione e di centralità.
Sony con questa pubblicità garantisce anche un’ottima visibilità ai giochi più famosi ed alle relative case di produzione, che godono di tutti i vantaggi di una pubblicità gratuita. In secondo piano però, Sony riesce a raggiungere un secondo scopo, quello di fidelizzare i propri sviluppatori, che vedendo i loro personaggi citati si sentono premiati, elemento importante per creare un efficace processo di fidelizzazione.
Ho da poco finito di leggere il libro di Nick Bilton dal titolo “I Live in the Future & Here’s How It Works“, documento di raro e singolare valore, sia per i punti interrogativi che pone e NON risponde, sia per le esperienze di cui parla.
Bilton, in questo libro, riesce a fornirci una visione a 360 gradi del significato di innovazione, facendoci capire di quanto Internet in realtà non abbia ancora trovato la sua maturità e di come i mercati non si siano ancora adeguati a questo canale di condivisione. Una delle volontà, che è anche fattore comune delle analisi di questo libro, è quella di voler far capire che Internet non è una minaccia della quale aver paura, dimostrando ad esempio di quanto non ci stia rendendo stupidi, ma ci stia facendo cambiare il modo in cui apprendiamo ed assumiamo informazioni, in modo frequente ed in piccole quantita (spesso 140 caratteri). Ogni nuova invenzione che porta ad un cambiamento dello status-quo, viene accolta con paura, mentre se valutate sul lungo periodo, queste vengono demistificate, dalla popolazione stessa.
Per quanto mi riguarda, l’autore grazie alle sue domande non risposte ed alle sue analisi, è stato in grado di cambiare in parte il modo in cui mi approccio ad internet ed al futuro della comunicazione. L’idea che suggerisce è quella di smettere di pensare a come potrà essere il mondo tra 5 o 10 anni, poichè non può essere predetto e di pensare al presente. Questa impossibilità è data dal fatto che si tiene in considerazione l’ambiente sociale e tecnologico odierno, che è in continua evoluzione e dove gli utenti tendono ad autoprodurre (in un modo o nell’altro) le tecnologie ed i canali di comunicazione di cui necessitano.
Mr.Bilton è stato User Interface Specialist del “The New York Times R&D Lab” dove il suo compito è stato quello di studiare l’evoluzione delle tecnologie e dei modi in cui le persone fruiscono delle notizie, così che il NYT avesse la possibilità continua di adattarsi, ad un mondo in continuo cambiamento (e quindi sopravvivere). Il suo lavoro era quello di essere un innovatore.
Steve Jobs il 5 Ottobre 2011, dopo una lunga malattia, se n’è andato lasciandoci un vuoto difficilmente colmabile. Il suo carisma era contagioso e, grazie alla sua storia, molte persone sono riuscite a trovare la voglia di tentare e realizzare i propri sogni, creando qualcosa di bello.

La sua recente dipartita ha portato molti a pensare (e spesso concludere) che il futuro di Apple fosse in pericolo, poiché Steve è stato considerato come il vero ed unico motore innovativo di Apple. Concezione che lui stesso ha aiutato ad infondere identificandosi spesso come tale.
Come ogni genio e uomo d’affari, conscio del fatto che “our time is limited“, ha pensato di lasciare un suo erede capace sia di garantire un flusso costante di nuove idee ad Apple, sia di continuare quel processo di globale innovazione che lo ha contraddistinto. L’erede, o meglio gli eredi, siamo noi. Come ogni mentore capace, con il suo operato ci ha insegnato quale sia il vero significato del verbo “innovare” e di come i problemi in realtà, non devono essere risolti, ma prevenuti.
Steve Jobs ha sempre ascoltato in silenzio, senza mai intervenire, la propria comunità, così da comprendere i loro problemi e la loro visione del futuro ed usare questi flussi per creare nuove soluzioni. Apple, allo stesso modo, continuerà ad ascoltare queste idee ed a sviluppare innovazione, utilizzando lo spirito creativo che abbiamo ereditato da un mentore come Steve Jobs.
Migliori parole non possono essere dette, se non da una persona che lo ha vissuto e con il quale è cresciuto. Steve Jobs vivrà per sempre.
Come ogni anno il Superbowl regala emozioni, non solo sportive, ma anche di spettacolo, infatti da molti le pubblicità che vengono trasmesse sono tanto attese quanto l’evento in se. Quest’anno come sempre la tradizione si è ripetuta, ed il protagonista è stato Chrysler, colosso dell’auto americano colpito duramente durante la crisi economica. Questo video punta molto sull’emozione e sul concetto di patriottismo, essenziali in un momento così difficile per una nazione. Questa pubblicità non pubblicizza solamente una macchina, ma tutti i valori che ci sono alle spalle di una città, città che è parte dell’orgoglio americano.
I valori sono quelli americani, della cultura del fare, dove una persona può fare una differenza e si impegna per dare il meglio perché pretende lo stesso dagli altri. Quelle macchine portano una storia con loro, una storia fatta di persone che si impiegano. Una macchina fatta in una città simbolo come Detroit. Il testimonial della campagna è il cantante Eminem, nato e cresciuto in quella città, che si è fatto con le proprie mani e continuando ad insistere sulla propria strada, fino a raggiungere il successo.
L’orgoglio Americano è molto sentito, infatti alla fine dello spot ne esce una provocazione “Imported from Detroit“, che è un monito contro le macchine straniere che per molti sono antiamericane e causa della crisi del settore automobilistico così sentita in questo momento. Pubblicità ad alto impatto emotivo su ogni fronte, che non lascia spazio a nulla che ad un’emozione ed alla voglia di riemergere.