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Brand Mob, l’evoluzione commerciale delle Flash Mob

Come viene definito da Wikipedia, un Flash Mob è “un evento che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita“. Questa tipologia di azione collettiva, è nata qualche anno fa e nel tempo è diventata una vera e propria moda creando un vero e proprio movimento di persone, che si riuniscono insieme, per creare un qualcosa di unico.

Un flash mob in quanto tale, ha in comune alcune caratteristiche con il processo di creazione di un gruppo, che sono riassunti in questo video di Derek Sivers, dove un i partecipanti comprovano reciprocamente la validità dell’azione intrapresa (per quanto strana possa essere). Le principali caratteristiche di un Flash Mob riuscito (come quello del video sopra), possono essere elencate qui di seguito:

  1. La musica comincia all’improvviso, creando un effetto di stupore e curiosità da parte dei passanti. Questi vengono attratti dalla musica e rallentano per soddisfare il loro bisogno di sapere cosa sta accadendo. Il risultato che si ottiene, è quello di aggregare un grande numero di persone in uno Continue reading
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Rilasciate le nuove Branded Pages su Google+

Google, con Google+, ha dato la possibilità alle persone di connettersi tra di loro, condividendo le proprie passioni ed i propri interessi. Da poco sono state rilasciate le Branded Pages, ossia i profili dedicati alle aziende ed ai Brand, permettendo agli stessi utenti, di creare delle relazioni con quello che li identifica e sentono vicini a loro, come ad esempio Aziende e Prodotti.
Similmente a come succede per le pagine personali, gli utenti saranno in grado di inserire questi brand nei loro circoli, interagire con loro e sfogliare i media disponibili nel profilo, garantendo allo stesso tempo alle Aziende la possibilità di aumentare il loro bacino di utenza.

Questa novità sarà in grado di portare nuove opportunità di branding e di interazione, sia nel breve che nel lungo termine. Questo nuovo canale consiste in un’incredibile trampolino di lancio per eventuali attività di Branding, dove potranno essere attuate e rese fruibili più facilmente eventuali strategie di Storytelling, creando così un flusso dove media ed informazioni possono essere condivise in modo più semplice e veloce, dando la possibilità alle aziende di poter creare una relazione con il pubblico e mantenere una community vera e propria.

Da un punto di vista SEO invece, questo canale potrà dare ai motori di ricerca, numerosi dati oggettivi che in futuro potrebbero influire le SERP. Ad esempio il numero dei follower di un profilo aziendale o dei commenti di alcuni post o media collegati, potrebbero influire il ranking di un sito o di ogni sua singola pagina. In seconda istanza, il nome dei circoli dove i brand verranno inseriti, potranno essere analizzati attraverso un processo di linguistica computazionale ed utilizzati per definire eventuali keyword e tassonomie da associare al dominio all’interno di una query di ricerca.

A mio avviso, queste nuove pagine possono generare ottime opportunità per tutti coloro che vogliono trovare nuovi canali, per interagire con la propria tribù. Quindi le aziende devono prepararsi a conoscere bene questo mezzo canale ed imparare a comunicare ed a condividere.

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Video: Budweiser Superbowl Commercial

Come ogni anno al Superbowl, Budweiser rilascia una nuova pubblicità che è il preludio di un anno di gag pubblicitarie tendenzialmente virali. La pubblicità di quest’anno ha tutte le premesse per esserlo, infatti vediamo una pubblicità, ironica, divertente e che rispecchia i valori di amicizia che questo brand ha fatto sempre proprie negli anni.

Da notare da subito è la partecipazione di Peter Stormare come protagonista dello spot, il quale porta con se tutto un bagaglio di ironia cinematografica che si è costruito in anni di presenza sui set di film, comici e drammatici, portando in ognuno di loro una parte di “pazzia simpatica” e di non conformità, valori che ha portati anche in questo spot. L’effetto sorpresa è dominante in questo spot, infatti lo spettatore viene colpito inaspettatamente da un evento completamente improbabile.

Questo è un effetto WOW, che non trovando riscontro immediato nelle referenze della mente dello spettatore, questo comincia a ragionare, cercando di creare ponti che possano crearne un senso, collegamenti che non trovando referenze dirette su quella situazione, rimangono nella mente dello spettatore. Questo è stato abbinato all’ironia della situazione che conduce ad un evento inaspettato, quale una canto fatto da amici, sconosciuti fino ad un momento prima, valore centrale del brand, ossia quello dell’amicizia e di fare festa insieme, essere se stessi e non prendersi troppo sul serio.

Video: Chrysler Superbowl Commercial

Come ogni anno il Superbowl regala emozioni, non solo sportive, ma anche di spettacolo, infatti da molti le pubblicità che vengono trasmesse sono tanto attese quanto l’evento in se. Quest’anno come sempre la tradizione si è ripetuta, ed il protagonista è stato Chrysler, colosso dell’auto americano colpito duramente durante la crisi economica. Questo video punta molto sull’emozione e sul concetto di patriottismo, essenziali in un momento così difficile per una nazione. Questa pubblicità non pubblicizza solamente una macchina, ma tutti i valori che ci sono alle spalle di una città, città che è parte dell’orgoglio americano.

I valori sono quelli americani, della cultura del fare, dove una persona può fare una differenza e si impegna per dare il meglio perché pretende lo stesso dagli altri. Quelle macchine portano una storia con loro, una storia fatta di persone che si impiegano. Una macchina fatta in una città simbolo come Detroit. Il testimonial della campagna è il cantante Eminem, nato e cresciuto in quella città, che si è fatto con le proprie mani e continuando ad insistere sulla propria strada, fino a raggiungere il successo.

L’orgoglio Americano è molto sentito, infatti alla fine dello spot ne esce una provocazione “Imported from Detroit“, che è un monito contro le macchine straniere che per molti sono antiamericane e causa della crisi del settore automobilistico così sentita in questo momento. Pubblicità ad alto impatto emotivo su ogni fronte, che non lascia spazio a nulla che ad un’emozione ed alla voglia di riemergere.

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L’anima di un Simbolo: Il caso Starbucks

Il logo per un Brand è il carattere distintivo che fa riconoscere i propri valori al proprio pubblico di riferimento, di fronte ad un orizzonte di altre compagnie (competitor), che si vogliono prevalere di fronte al proprio target di utenza.

Questo carattere distintivo, rappresenta tutta la propria storia, ed i valori che ci si porta dietro, frutto di tanto lavoro ed investimenti economici e di tempo. Il logo è la nostra propria identità, è ciò che da validità al prodotto che si offre, perche i propri valori vengono trasmessi. Il colore, la forma, le dimensioni e l’originalità sono tutti elementi che rimangono impressi all’interno della mente del cliente, elementi che vengono a loro volta richiamati in momenti casuali e non condizionabili, che a loro volta rafforzano la posizione del brand stesso. Una società (come è ovvio, ma non sempre elemento considerato), è parte di un frangente sociale e temporale, ossia si evolve all’interno dell’evoluzione di una società, richiedendo necessariamente un’innovazione sia nella tecnologia che nello spirito, al fine di poter essere percepita come una realtà dinamica e di “svecchiarsi” di fronte alla clientela in entrata, con lo scopo di acquisirla.

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Fidelizzazione: Aiutare i propri Utenti

Nel passato mi è capitato di vedere come molte aziende abbiano un contatto con il cliente solo durante la processo di acquisizione del cliente, per poi accantonarlo per seguire altre “acquisizioni”. Un cliente è vitale, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale e sopratutto etico.

Un cliente quando sceglie un prodotto o servizio, tende ad instaurare un rapporto di fiducia e di rispetto, che deve essere reciproco e rispettato. Quando una scelta viene fatta, l’utente è convinto che questa gli porti beneficio in termini di efficacia ed efficienza e che questa riesca a portargli il beneficio cercato. In quello stesso momento l’azienda  a sua volta diventa responsabile verso il cliente, promettendo di aiutarlo a raggiungere i propri obiettivi. Da quel momento in poi l’azienda cambia ruolo e da erogatore di servizio, diventa un erogatore di possibilità. Attraverso il prodotto/servizio venduto, il cliente ha la possibilità di realizzare i propri obiettivi, e se questo viene a mancare, gli obiettivi non vengono raggiunti.

Indipendentemente dal tipo di clientela e di industria con il quale si lavora, si possono creare delle campagne di marketing post-vendita (meno costose di quelle dedicate all’acquisizione), atte a creare fiducia, rinforzare il legame con il cliente ed anche raccogliere feedback importanti. Il “trucco” sta nel dare un valore aggiunto inaspettato ed utile al prodotto/servizio al cliente. Continue reading

Cannibalizzare un Brand: American Express

Come spesso dico un Brand è forse la cosa più importante di una società, è quello che ne da credibilità e che ne identifica storia e valori. Il brand deve rispecchiarsi nelle compagnie con le quali ci si interfaccia e nel modo in cui ci si relaziona ai propri clienti ed a quelli potenziali. Quando si fà una campagna di Co-Marketing bisogna mettere sulla bilancia i valori dei brand e confrontarli, in modo da poter capire se l’alleanza è Win – Win, in modo che ogni compagnia possa accedere indirettamente al bacino di utenti dell’altra. Una società, con la credibilità che si è costruita nel tempo, presenta il partner ai suoi utenti, facendosi garante della sua validità e la comunanza di valori.

Ieri su Techcrunch mi sono imbattuto sulla notizia che American Express (AMEX) stà stipulando una partnership con Zynga, con lo scopo di far spendere i punti fedeltà all’interno di giochi come Farmville, garantendo ai propri clienti oggetti speciali come Mucche Viola od altri in via di definizione, però questo mi fa fare alcune considerazioni importanti:

Brand - American Express è una compagnia fondata nel 1850, è un pezzo d’America ed è stato uno degli elementi che contraddistingueva l’ “American Businessmen”, ossia quella categoria di imprenditori e di manager che appartenevano alla categoria “Self Made Man”. Questo spirito è stato per molto tempo il motore con il quale questa compagnia si è venduta e si è rappresentata. A mio avviso affiancare questo spirito manageriale e d’elite, con il target d’utenti servito da Zynga, non è molto attinente.

Nuovi Clienti - Zynga è diventata una compagnia estremamente remunerativa, la loro fonte di revenue è quella di vendere oggetti ed extra agli utenti, in modo che possano personalizzare la propria fattoria. Quando vengono comprati i crediti questi possono essere spesi e non riconvertiti in denaro, quindi tutto ciò che entra, resta. AMEX ha bisogno di nuovi clienti, clienti giovani che utlizzino il loro servizio per guadagnare punti fedeltà da usare per oggetti virtuali unici, e per tornaconto devono pagare gli interessi su quello speso nella vita reale.

Come si può enunciare dai punti precedenti, AMEX stà rinunciando ad alcuni punti sul proprio posizionamento del brand (e relativo prestigio), al fine di attrarre nuovi clienti, in modo da poter affrontare questa crisi. Cosa che a mio avviso avrebbero dovuto fare è creare una Fighter Brand dedicata al target di persone che Zynga rappresenta, dando la possibilità di attrarre clienti che considerano AMEX come una carta non adatta ai loro valori, creando offerte più invasive verso il target di riferimento,  e sopratutto non si rischierebbe di cannibalizzare i valori  di Business e di Eliete che AMEX rappresenta e si è costruita.

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Approfondimento sul Branding Online sul HBR

Sull’Harvard Business Review (HBR) di Dicembre ho trovato un articolo estremamente interessante, che riguarda le nuove regole del Branding all’interno dei Social Media. Come potete vedere dalla copertina sotto, l’approfondimento ha una certa rilevanza, io ho avuto il piacere di leggerlo ieri sera, e devo ammettere che dà un ottimo punto di vista e  relative case-study su come alcuni brand hanno avuto giovamento attraverso l’uso corretto dei Social Media.

Questo approfondimento lo consiglio a tutti coloro che sono interessati alla materia e che vogliono fare del Web Marketing professionale, e che abbiano la mente aperta verso quello che succede fuori dall’Italia. L’articolo che ho letto e la relativa rivista è in Inglese, non sono a conoscenza di eventuali risorse in Italiano.

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La verità sul Personal Branding

In questo ultimo periodo sto vedendo moltissime persone che si stanno approcciando sulla rete, alcuni con sana curiosità, con volontà di esplorare questo mondo virtuale e capirlo a fondo, molti invece in modo pretenzioso che dopo averlo esplorato pensano di essere degli esperti e pretendono dalla rete di dargli visibilità immediata.

La mia definizione di Personal Branding è: “Il trattare l’immagine della propria persona come un Brand“, tanto semplice da capire, quanto complicato da fare. Ci sono molti libri e blog che ne parlano (consiglio quello di Tommaso Sorchiotti, amico e grande professionista) e tante persone che si improvvisano (ed si identificano) Social Media Expert, senza sapere nulla della storia dell’evoluzione di internet e di queste piattaforme e comprendere cosa vuol dire veramente condividere qualcosa con gli altri.

“Condividere una risorsa, è darla alla comunità in modo che tutti possano goderne”

A mio avviso spesso si abusa di questa parola all’interno dei Social Media e di Internet, perché oramai il suo significato più intimo ne è stato snaturato, facendo pensare alle persone che più si condivide più si è seguiti, mettendo spesso a repentaglio della propria Privacy. Condividere è importante, e proprio attraverso al meccanismo di condivisione si crea un processo di Personal Branding. La comunità “trovando informazioni” da noi condivise in determinati canali, può capire la nostra qualità, la nostra conoscenza ed opinioni su tematiche di nostro interesse. L’interazione con comunità specifiche è la base, con tempo, fatica e propensione si è in grado di creare quella fiducia che la comunità ha verso di noi stessi, prendere sempre più posizione, e diventando così a nostra volta dei referenti per gli altri utenti.

Internet (ed il Web in maniera più specifica) serve per accorciare e distanze tra gli utenti di una stessa “comunità”, permettendogli di condividere informazioni ed opinioni, ma sopratutto per entrare (e restare) in contatto tra utenti. Non si può fare Personal Branding senza una comunità che riconosca il nostro valore, infatti come dice una citazione che uso spesso nelle mie descrizioni:

“Io non posso dire nulla su di me, gli altri devono identificarci, vedendo quello che faccio”

Alcuni possono non essere d’accordo, ma sono gli altri che ci “eleggono” e che riconosco le nostre qualità e consolidano la posizione del nostro brand. Noi possiamo creare delle interazioni e processi, dove condividendo informazioni, possiamo mostrare il nostro valore, ma sono gli altri che devono consolidarlo e vedervi come tale… e se non succede, qualcosa è sbagliato e dovete adottare una nuova strategia di branding.

“Fà qualcosa di UTILE e condividilo”

Questa è una frase forte, ma è l’essenza del Personal Branding, riassume quanto detto in precedenza ed introduce anche il fattore “mettersi in gioco“. Tutti sono in grado di commentare o condividere informazioni che sono state create da altre persone, la vera novità sta nel creare qualcosa di nuovo, qualcosa che può essere utile per la comunità stessa, può essere un software od un post su un blog e condividerlo, la comunità riconoscerà lo sforzo fatto dandovi credito ed aumentando la loro considerazione al vostro Brand Personale. Quindi il mio consiglio è quello di “Usate i Social Media per condividere con la comunità ciò che create, perché è ciò che rappresenta la vostra essenza e brand. Il resto verrà da sé“… a voi.

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