Filed under Business

L’Evoluzione dell’Editoria

Voglio condividere questa infografica che ho recentemente trovato, la quale presenta alcuni punti interessanti, su quali problemi l’editoria stia affrontando a livello globale che nazionale.

Tagged , , ,

Microsoft si Estende su Nuovi Mercati con KINECT

Quando un nuovo prodotto viene lanciato, questo viene inserito in una strategia mirata a raggiungere un determinato target, agendo all’interno di specifici mercati di riferimento. Questa viene realizzata pensando agli usi ed alle esperienze che gli utenti potrebbero avere, utilizzando quel prodotto/servizio ed in che modo potrebbero esprimersi.

Spesso però queste strategie devono essere rivalutate e riorganizzate, in quanto alcune volte gli utenti trovano degli usi alternativi per il prodotto, dando la possibilità all’azienda la possibilità di espandersi in mercati diversi (precedentemente nemmeno considerati). Questa riflessione però si può applicare solamente in parte, se consideriamo quello che Microsoft è riuscita a realizzare con KINECT.

Microsoft quando ha rilasciato KINECT, l’ha lanciata abbinandola (concettualmente e tecnologicamente) alla sua consolle XBox, principalmente per per competere con Nintendo (Wii) e Sony (PS3), cercando di diffondere il concetto “il controller non è più necessario”. Dopo aver investito molto (in marketing e pubblicità) su questa tecnologia così da inserirla nella società, Microsoft ha annunciato il rilascio di un SDK per Kinect, così da dare la possibilità a sviluppatori ed imprenditori di sviluppare applicazioni fuori da XBox, e permettere l’utilizzo della loro tecnologia nel mondo reale.

Microsoft con un semplice video ha fatto capire agli utenti, quali possano essere le applicazioni del suo controller e quali i suoi usi alternativi. Così facendo sono riusciti ad inserire un’idea della mente degli utenti, che hanno cominciato a pensare a nuove possibilità di utilizzo di questa tecnologia nei loro campi, aiutando inconsciamente KINECT ad entrare in nuovi mercati.

Pensando al futuro, si potrebbe pensare che tastiera e mouse possano diventare obsoleti, dove potrebbero ottenere un monopolio virtuale, dove potrebbero concedere la licenza ad altre compagnie, per creare periferiche simili e compatibili. Pensando al presente: “l’utente non sa, finché non capisce“.

Tagged , , , ,

Nick Bilton: Io Vivo nel Futuro

Ho da poco finito di leggere il libro di Nick Bilton dal titolo “I Live in the Future & Here’s How It Works“, documento di raro e singolare valore, sia per i punti interrogativi che pone e NON risponde, sia per le esperienze di cui parla.

Bilton, in questo libro, riesce a fornirci una visione a 360 gradi del significato di innovazione, facendoci capire di quanto Internet in realtà non abbia ancora trovato la sua maturità e di come i mercati non si siano ancora adeguati a questo canale di condivisione. Una delle volontà, che è anche fattore comune delle analisi di questo libro, è quella di voler far capire che Internet non è una minaccia della quale aver paura, dimostrando ad esempio di quanto non ci stia rendendo stupidi, ma ci stia facendo cambiare il modo in cui apprendiamo ed assumiamo informazioni, in modo frequente ed in piccole quantita (spesso 140 caratteri). Ogni nuova invenzione che porta ad un cambiamento dello status-quo, viene accolta con paura, mentre se valutate sul lungo periodo, queste vengono demistificate, dalla popolazione stessa.

Per quanto mi riguarda, l’autore grazie alle sue domande non risposte ed alle sue analisi, è stato in grado di cambiare in parte il modo in cui mi approccio ad internet ed al futuro della comunicazione. L’idea che suggerisce è quella di smettere di pensare a come potrà essere il mondo tra 5 o 10 anni, poichè non può essere predetto e di pensare al presente. Questa impossibilità è data dal fatto che si tiene in considerazione l’ambiente sociale e tecnologico odierno, che è in continua evoluzione e dove gli utenti tendono ad autoprodurre (in un modo o nell’altro) le tecnologie ed i canali di comunicazione di cui necessitano.

Mr.Bilton è stato  User Interface Specialist del “The New York Times R&D Lab” dove il suo compito è stato quello di studiare l’evoluzione delle tecnologie e dei modi in cui le persone fruiscono delle notizie, così che il NYT avesse la possibilità continua di adattarsi, ad un mondo in continuo cambiamento (e quindi sopravvivere). Il suo lavoro era quello di essere un innovatore.

Tagged , , ,

Steve Jobs ha un erede

Steve Jobs il 5 Ottobre 2011, dopo una lunga malattia, se n’è andato lasciandoci un vuoto difficilmente colmabile. Il suo carisma era contagioso e, grazie alla sua storia, molte persone sono riuscite a trovare la voglia di tentare e realizzare i propri sogni, creando qualcosa di bello.

La sua recente dipartita ha portato molti a pensare (e spesso concludere) che il futuro di Apple fosse in pericolo, poiché Steve è stato considerato come il vero ed unico motore innovativo di Apple. Concezione che lui stesso ha aiutato ad infondere identificandosi spesso come tale.

Come ogni genio e uomo d’affari, conscio del fatto che “our time is limited“, ha pensato di lasciare un suo erede capace sia di garantire un flusso costante di nuove idee ad Apple, sia di continuare quel processo di globale innovazione che lo ha contraddistinto. L’erede, o meglio gli eredi, siamo noi. Come ogni mentore capace, con il suo operato ci ha insegnato quale sia il vero significato del verbo “innovare” e di come i problemi in realtà, non devono essere risolti, ma prevenuti.

Steve Jobs ha sempre ascoltato in silenzio, senza mai intervenire, la propria comunità, così da comprendere i loro problemi e la loro visione del futuro ed usare questi flussi per creare nuove soluzioni. Apple, allo stesso modo, continuerà ad ascoltare queste idee ed a sviluppare innovazione, utilizzando lo spirito creativo che abbiamo ereditato da un mentore come Steve Jobs.

Tagged , , , ,

L’anima di un Simbolo: Il caso Starbucks

Il logo per un Brand è il carattere distintivo che fa riconoscere i propri valori al proprio pubblico di riferimento, di fronte ad un orizzonte di altre compagnie (competitor), che si vogliono prevalere di fronte al proprio target di utenza.

Questo carattere distintivo, rappresenta tutta la propria storia, ed i valori che ci si porta dietro, frutto di tanto lavoro ed investimenti economici e di tempo. Il logo è la nostra propria identità, è ciò che da validità al prodotto che si offre, perche i propri valori vengono trasmessi. Il colore, la forma, le dimensioni e l’originalità sono tutti elementi che rimangono impressi all’interno della mente del cliente, elementi che vengono a loro volta richiamati in momenti casuali e non condizionabili, che a loro volta rafforzano la posizione del brand stesso. Una società (come è ovvio, ma non sempre elemento considerato), è parte di un frangente sociale e temporale, ossia si evolve all’interno dell’evoluzione di una società, richiedendo necessariamente un’innovazione sia nella tecnologia che nello spirito, al fine di poter essere percepita come una realtà dinamica e di “svecchiarsi” di fronte alla clientela in entrata, con lo scopo di acquisirla.

Continue reading

Tagged , , , ,

Marketing Inter-Aziendale


Spesso mi è capitato di vedere aziende che hanno lo sguardo puntato sul mercato e verso l’esterno, con l’unico scopo di attrarre risorse esterne. Questo è il concetto base di ogni azienda, infatti le campagne marketing vengono studiate per attrarre clienti esterni verso il proprio prodotto/servizio, spendendo quindi tempo, denaro ed attenzione.

Se noi però guardiamo un’azienda da un punto di vista del cliente interno, spesso notiamo come le aziende non eseguono delle campagne di Marketing Inter-Aziendale, ossia all’interno della loro azienda. Una delle funzioni del marketing è quello di creare un’immagine ed opinione del brand verso il pubblico, ma anche verso i propri dipendenti, che contribuiscono alla creazione del prodotto.

Un lavoratore in un’azienda deve essere felice e fiero di lavorare per un’azienda, in questo modo è più produttivo e contribuirà inconsciamente, attraverso il meccanismo del passaparola, a consolidare l’immagine aziendale nel suo circolo sociale. Per creare questo ambiente un’azienda deve agire in modo diverso rispetto a come agisce al suo esterno, ascoltando il proprio dipendente, aiutandolo nella propria crescita, stimolandolo nel migliorare il proprio lavoro. Una ricetta per farlo non c’è, visto che ogni ambiente aziendale è diverso, ma perché non fare un tentativo, e chiedetevi cosa la vostra azienda fa per il morale dei loro dipendenti e a cosa può fare.